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Intervista a Riccardo Donadon

 

Antonella Silvestrini intervista Riccardo Donadon.


Come è sorta l’idea di costituire un’impresa? Quali sono state le tappe più significative?

L’idea di costituire un impresa? Beh, nel posto dove lavoravo prima mi sono sempre sentito un impiegato. Io credo che molti di noi siano imprenditori, e possano dare molto di più se l’azienda si fida e dà grande autonomia. Io ad un certo punto mi sono sentito stretto dentro la dimensione aziendale e ho cercato di uscire: per decidere e per crescere ancora. Oggi, ripongo molta attenzione al fatto che chi lavora in E-TREE non si senta mai soffocato nelle sue aspirazioni da ciò che lo circonda.

Le tappe. Partiamo dall’assunto che Internet per me è stata, ed è tutt'oggi, una grande passione; sono attratto dalla rete e dalle sue enormi potenzialità. Credo che siamo solo all’inizio e che nei prossimi anni ne vedremo delle belle. Penso che il modello di E-TREE sia solo un 10% delle cose belle che si possono fare nel riconcepire il modello di lavorare.
Sono nato nel 1967. Nel 1989 conseguo “a fatica” la maturità classica. L’anno dopo presto il servizio militare e nel 1991 inizio a lavorare nell’azienda di mio padre. Intanto mi iscrivo alla facoltà di psicologia a Padova. Mi collego per la prima volta nel 1994 a Internet a 9.600 bps con un provider statunitense in modalità testuale (lynx). Ma è nel 1995 che mi faccio prendere dalla mia passione. Così entro in una società di Benetton per fare un progetto su Internet che sfocia nel marzo del 1997 in Mall Italy Lab: il primo sito in Italia a vendere in modo sicuro on line. L’anno dopo esco da Benetton e nel settembre nasce E-TREE. In otto chiudiamo in utile il 1998. E in ufficio le pizze sono state 78. Nel 1999 cedo il 65% di E-TREE a Etnoteam. Il fatturato è di 3 miliardi e duecento milioni, mentre l’utile lordo è di 1 miliardo. 1038, invece, le pizze in ufficio. Nel 2000 cedo il 100%. Venti sono i miliardi di fatturato, due e mezzo i miliardi di utile lordo. In ufficio abbiamo finalmente un cuoco. Nel 2001 arriviamo a 26 miliardi di fatturato, e a un utile lordo dell’8%. Con 5000 mq. di superficie occupata e tre sedi, raggiungiamo le 162 persone.

Qual è stato il contributo della Sua famiglia nella costituzione e conduzione dell’impresa?
Provengo da una famiglia di imprenditori che, per me, è stata di grande esempio. Sono persone splendide che mi hanno lasciato fare...

Come ha scelto il nome “E-tree”?                                                                                            Prima è nato il nome delle varie divisioni. Ognuna era rappresentata da un frutto: webanana, webgrapes, webpumpkins. E quindi non potevo fare che un albero elettronico.

Come sceglie i Suoi collaboratori?
Bado a tre fattori: l’entusiasmo, il saper lavorare in gruppo, e che siano bravi ragazzi.

Quale formazione consiglia ai Suoi collaboratori?
Quella di navigare tanto. Per il resto E-TREE investe molto in formazione, ma soprattutto consiglio di lasciarsi prendere dai propri entusiasmi.

La Net Economy mette in gioco i vecchi parametri di “centro” e “periferia”. Cosa ne pensa?
Non esiste più il centro e neppure la periferia. Esiste il saper fare le cose. Ma è determinante il tempo, la velocità, e quindi la solidità e l’affiatamento di un gruppo di persone.

La Sua impresa si occupa di cultura?
No, o almeno non la cultura che penso s’intenda dietro questa domanda. E-TREE fa cultura, ma è cultura d’azienda, cultura di tecnologia, d’innovazione, di creatività.

Qual è il contributo delle donne nella Sua impresa?
Uguale a quello degli uomini. Non esiste la minima distinzione.

Qual è stato l’episodio nel Suo itinerario in cui si è trovato nella difficoltà estrema?
Vendere E-TREE per consentirgli di crescere.

Quali sono, secondo Lei, le virtù dell’imprenditore? E quali quelle del dirigente?
L’imprenditore non fa differenza tra l’azienda e la sua vita, è la passione a muoverlo. È incosciente ed è innamorato del suo progetto. L’imprenditore sogna e quindi è disposto a rischiare. Il bravo imprenditore deve saper far sognare anche gli altri.
Il dirigente è un ottimo manager, deve saper vedere le cose in modo freddo e intervenire senza romanticismi per risolvere il problema o dare vantaggi all’azienda. Il miglior dirigente è dentro di sé anche un po’ imprenditore.

Qual è la Sua scommessa nei prossimi tre anni? E nei prossimi trenta?
Nei prossimi tre rendere E-TREE in grado di camminare da sola, dargli una sua strada e rendere felici i ragazzi che hanno permesso questa storia.
Nei prossimi trenta: crescere, lavorare con persone che mi possano far crescere.

 

05 novembre 2001

 

 

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